Il
Duomo
Edificato al posto dell'antica basilica che raccoglieva le spoglie di
S. Geminiano, il Duomo è l'opera più insigne tra quante
Modena possa vantare. Divenuto il simbolo della città, insieme
alla Ghirlandina (la sua torre campana), fu costruito in circostanze oscure,
per volontà del popolo e del clero, forse con l'intento di dimostrare
il rinnovato fervore religioso della città, dopo lo scisma d'Eriberto,
o forse per affermarne l'autonomia e l'indipendenza decisionale dal Papato.Iniziata
nel 1099 dall'architetto Lanfranco, nel 1106, all'atto della consacrazione
dell'altare del Santo, la fabbrica non era ancora terminata, come si può
inferire dall'unico testo dell'epoca che ci parli dell'avvenimento, e
cioè la Relatio Traslationis corporis Sondi Geminiani: da tale
fonte apprendiamo che i materiali usati per l'edificio erano, per buona
parte, ricavati dai resti della Mutino romana, che per la loro scarsità
Lanfranco dovette sospendere i lavori e che questi furono ripresi solo
perché si rinvenne, a poca distanza, "una straordinaria congerie
di lapidi e di marmi".
Il
Palazzo Comunale
Quel complesso edificio che chiude Piazza Grande con un angolo a nord-ovest
e prospetta, senza soluzione di continuità, su piazza Torre e
Via Emilia, dove subisce la curiosa rientranza della piazzetta delle
Ova, su via Scudan e via Castellaro, un tempo fu un agglomerato d'edifici
e strade, più volte, secondo le esigenze, riadattati o sventrati
o rifatti nel corso dei secoli.
Di un antico Palazzo della città si parla già nel 1046,
tramandato, poi, come Palacio Urbis, con annessa torre civica, atterrata
nel 1671 dopo un terremoto. In seguito altri palazzi sorsero accanto
a questo: il Palucium Novum, il Palazzo dei Notai, l'Ufficio della Buona
Stima, il Palazzo della Spelta, cioè del grano, il Palazzo del
Marchese. Qui ci fu pure un teatro, costruito da Gaspare Vigarani nel
1656 per esaudire un capriccio di Francesco I.
Quanto
all'assetto attuale, la Torre dell'orologio fu costruita tra il 1474
e il 1520: in particolare, la cupola fu edificata nel 1508 su progetto
di Bartolomeo Bonascia, le decorazioni marinoree sono opere d'Ambrogio
Tagliapietra; il porticato fu costruito a più riprese tra il
1614 e il 1627 era completato il tratto fino alla Torre dell'orologio
e nella prima metà del XIX secolo l'ingegnere comunale Manetti
estese il modulo del Portico degli Orefici al tratto che dall'orologio
va al Castellaro, sul cui angolo è collocata la statua della
Bonissimo, una delle istituzioni della città, simbolo, quasi
sicuramente, dell'equità e dell'onesto commercio, derivando il
nome dall' Ufficio della Buona Stima (Buon Estimo).
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Il
Palazzo Ducale
Simbolo
del potere statale e militare, così come il Palazzo Comunale
è il simbolo del potere cittadino e della comunità,
il Palazzo Ducale, nelle forme che possiede attualmente, fu costruito
nel corso del XVII secolo nell'arca dove, ancora nel 1291, il marchese
Obizzo, signore di Modena, aveva fatto erigere un castello, quale
sede del presidio e simbolo del potere estense sulla città.
Situato in un luogo strategicamente importante, in prossimità
di Porta Albareto e del porto formato dalle acque di tutti i canali
cittadini, che qui confluivano, dando origine al Naviglio (Canale
delle Navi, attuale Corso Vittorio Emanuele), questo primo castello,
che controllava le vie di comunicazione fluviali e terrestri con Ferrara
il Po e l'Adriatico, ebbe vita breve: nel 1306, con la rivolta popolare
che cacciò il signore d'Este, fu bruciato e di castello non
si parlò più fino a quando, nel 1340, con il ritorno
degli Estensi, si decise la costruzione di una nuova roccaforte, quale
base politico-militare del loro dominio su Modena; e tale funzione
mantenne per lungo tempo.
Nel corso del Cinquecento, fu dimora di governatori, papali e imperiali
prima, vale a dire durante l'interruzione del dominio estense tra
il 1510 e il 1531, e ducali poi, dal ritorno d'Alfonso I fino all'arrivo
del duca Cesare a Modena
nel
1598.
La
Biblioteca Estense
La Biblioteca Estense deve il suo nucleo più antico a Lionello
d'Este, colto ed appassionato umanista ed intellettuale, il cui fervore
fu sostenuto, seppure con toni più tiepidi, anche dai successori.
Nonostante parziali distruzioni e perdite, la consistenza delle raccolte
e la preziosità dei
singoli pezzi rimangono di qualità altissima, e questa è
testimoniata non solo dalla Bibbia dì Borso, miniata da Taddeo
Crivelli, Giorgio Dall'Allemagna, Franco de' Russi, o da quei bellissimi
testi che si possono ammirare nella mostra permanente allestita nei
locali dell'istituto, ma anche dalle continue acquisizioni che ne
fanno uno strumento insostituibile di ricerca, aggiornato ai più
recenti indirizzi culturali.
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