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MODENA
 

Nel punto in cui Secchia e Panaro, scesi al piano, danno origine, lungo il tragitto verso il Po, ad una specie di strozzatura, lì, nella bassura, all'ingresso del corridoio tra i due fiumi, è adagiata Modena. Osservata in pianta, in prossimità del raccordo dell'Autostrada del Brennero con l'Autostrada del Sole, è situata sulla diagonale che da Milano porta a Rimini (la Via Emilia), in compagnia di cinque degli otto capoluoghi della regione, tutti a ridosso della dorsale appenninica, come un fronte unito.

Il suo nome ha subito diversi mutamenti: Mufina, il più antico, quello d'epoca romana, tradisce, forse, l'ascendenza etrusca nella radice Mia (luogo rialzato), per divenire Molina, Modona, Modana e, solo di recente, Modena.

MODENA OGGI

Oggi, in epoca di comunicazioni di massa, si parla molto di immagine, con non poche superficialità e frequenti riduttivismi.
Modena è così consegnata alle cronache come la città dei tortellini e dello zampone, delle discoteche, della Ferrari e della Panini.
Non c'è dubbio che i risultati ottenuti nella pallavolo o nell'automobilismo siano il fiore all'occhiello del settore sportivo modenese, e che l'industria culinaria abbia conosciuto un'espansione considerevole, qualificando, su vasta scala, la produzione di tante specialità locali. Però il panorama è assai più vasto e complesso. Si tratta, in altre parole, di osservare nella sua globalità la ripresa economica, che, dal dopoguerra, ha coinciso, per la prima volta nella storia della città, con una fase di relativo e diffuso benessere. Ciò comporta, innanzi tutto, un'analisi economico-culturale della situazione, non più su scala comunale, ma su scala provinciale, secondo i principi di quella politica decentrata che tanta fortuna ha conosciuto in anni recenti: in fondo le Ferrari si fabbricano a Maranello, Sassuolo è conosciuta per le ceramiche, (Carpi per i maglifìci...). E volendo restare nel settore automobilistico, questo non è rappresentato soltanto dalla Ferrari, ma si deve ricordare anche Maserati e De Tomaso, o le corriere granturismo di Orlandi. Nel settore meccanico notevole sviluppo ha avuto l'impiantistica, secondo tecnologie tra le più sofisticate i risultati ottenuti nell'informatica.
Negli ultimi anni, infine, la città ha conosciuto un rinnovato interesse per gli storici: questo fermento culturale, che cammina di pari passo con lo sviluppo complessivo della società, dimostra quanto lavoro ci sia ancora da compiere, ma soprattutto come le risposte più adeguate, sul piano politico, non siano possibili senza una profonda coscienza storica delle origini, del retroterra e del contesto in cui esse, di volta in volta, si collocano.
Eppoi andranno sottolineati l'impegno e l'attività delle varie istituzioni culturali cittadine, magari iniziando dall'Università, che con le facoltà di Giurisprudenza, Economia e Commercio, Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali, Farmacia, Medicina e Chirurgia, è oggi l'erede del più antico istituto modenese, per passare, poi, a quelle che, all'indomani dell'Unità d'Italia, si sono formate sul complesso storico-artistico-documentario lasciato in eredità da Francesco V alla collettività modenese. L'Archivio di Stato conserva il patrimonio archivistico estense, cioè i documenti prodotti nei sette secoli dell'esistenza della casata, tanto dalle varie magistrature e dai singoli organi dello Stato, nel governo e nell'amministrazione dello stesso, quanto dai componenti della famiglia ducale per scopi e interessi privati. E un affresco storico sulle vicende politiche, militari, diplomatiche, giuridiche, economiche, sociali e culturali di Ferrara, Modena e Reggio Emilia d'inesauribile ricchezza. Altrettanto importanti sono i fondi archivistici, qui conservati, delle corporazioni religiose, dell'Inquisizione, dell'Archivio Notarile, o quelli privati di famiglie o persone.

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