Cultura & Arte


Nessuna notizia sull'origine del toponimo: da sottoporre a verifica l'ipotesi di una sua derivazione dal gallico baisa (valle), che potrebbe trarre qualche legittimità sia dalla persistenza dei termini celtici nelle zone appenniniche che dalla configurazione del territorio. E un comune dell'alta collina, identifìcabile con la dorsale che divide le alte valli dei torrenti Tresinaro e Lucenta, tributari del fiume Secchia: il crinale, di formazione miocenica, mostra a tratti profonde erosioni, dovute alla natura del calcare grigio e marnoso, dell'argilla e delle arenarie che lo compongono; il grande sperone sul quale sorge il castello, a poca distanza dal capoluogo, restituisce fossili che rimandano ad un deposito di mare profondo, un picco del preistorico golfo padano.
La prima citazione di Baiso risale al monaco Donizone, vissuto agli inizi del XII secolo, biografo ufficiale di Matilde. Volta come "plebem de Baise" poco dopo il 1052 in un elenco di feudi vescovili, è oggi completamente scomparsa come edificio sacro (i suoi pochi resti sono incorporati in un fabbricato ad uso civile), pareva presentare all'origine elementi strutturali inconsueti per il romanico matildico che, in analogia con la più celebre S. Vitale di Carpinoti, hanno orientato gli studiosi ad attribuirne la fondazione ai Bizantini nei secoli. E' comunque ai Canossa che Baiso deve le proprie fortune: la posizione strategica e naturalmente dominante le valli del Secchia e del Tresinaro dovette convincere Adalberto Atto, avo di Matilde, ad erigervi una torre difensiva che più tardi divenne un castello, affidato ad una famiglia di vassalli fedeli gli storici locali ne indicano il capostipite in un Gerardo Bianco di origine salica che dal luogo prese poi il nome.  


 

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