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segnalare la Parrocchiale barocca di Giandeto, risalente nelle forme attuali
alla metà del '600, a navata unica con altari e cappelle laterali. Costituisce
una peculiarità del territorio di Casina la presenza, fitta forse più
che nel rimanente della collina, di numerose case-torri, diverse per tipologia
e per grado di conservazione. Scrive Giuliano Cervi: "La casa a torre è l'erede diretto in ambiente rurale dell'architettura fortificata dei castelli e delle rocche. Da questi assume modelli, forme e funzioni, trasportandoli tuttavia entro un ambito più ristretto, per così dire di 'borgo'. A partire dalla metà del XV secolo questi edifici si diffondono sempre più nei nuclei abitati, denotando un certo benessere economico, probabilmente conseguente al lungo periodo di pace che si instaurerà sino all'inizio del XVI secolo". Nate con funzione difensiva (gli accessi erano sopraelevati) ed abitate episodicamente, si trasformano poi in residenza delle famiglie più facoltose e si presentano in genere con i caratteri delle torri feudali più antiche, |
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limitando così
la differenza alla struttura delle finestre (per lo più strette ed essenziali),
dei portali, alla tecnica muraria ed alle ampie colombaie con soffitto
di gronda in laterizio. Fra le più pregevoli quella di Monchio. Questi esempi di edilizia minore, risalenti di solito al Medioevo e in gran parte deteriorati e in disuso il 30% delle vecchie abitazioni risulta oggi non occupato costituiscono un patrimonio di assoluto interesse, meritevole di tutela e di valorizzazione: è il caso dell'intero borgo di Croveglia, con i suoi "casoni" attribuibili al XVI secolo, un complesso tra i più significativi di tutta la montagna reggiana, della grande casa con torre e loggiato interno su due piani di Vaglio (anche questa è un esemplare unico), probabilmente cinquecentesca e semiabbandonata, o delle cosiddette "torrette da vigna" (ne rimangono solo due), già ricovero per attrezzi durante i lavori stagionali nei campi. |
| Storicamente fondate sull'agricoltura le principali fonti di reddito della zona; per tutto il Settecento il territorio di Casina si riduce ad essere importante, per il potere centrale modenese (sorte del resto comune a tutto l'Appennino), solo per le rendite erariali e lo sfruttamento del terreno, restando la popolazione, salvo rari casi, in condizioni di ristrettezza e di miseria. L'apertura della strada nazionale già citata portò qualche vantaggio, rompendo l'isolamento delle frazioni. Tendenzialmente polarizzata dalle attività extra-agricole, che hanno svuotato i centri minori (fatta eccezione per la produzione di parmigiano-reggiano e per l'allevamento di bovini e suini), la popolazione è oggi occupata in prevalenza nei settori dell'artigianato manifatturiero (legno e tessili), nell'edilizia, nelle piccole industrie estrattive, nel commercio di prodotti zootecnici e nei servizi. Il capoluogo in particolare, rapidamente sviluppatosi negli ultimi anni, tende ad incrementare la propria vocazione turistica favorita dalla relativa vicinanza della città. A Casina sono attive una vivace sezione della Pro Loco, che si occupa di storia locale, e una squadra di calcio nota a livello provinciale. | ![]() |