|
Prefisso
telefonico: 0522
Altitudine
(m): 700
Sup.(Kmq.):
96.61
Abitanti:
9614
Impossibile
stabilire a chi debba Bìsmantova il suo nome stravagante: un'ipotesi,
suffragata dalla tangibile sacralità della montagna e dalla persistenza
accertata della toponomastica celtica nell'Appennino reggiano, "lo
t'a derivare da vis (vischio, termine carico di simbologie arcaiche,
traslato dai latini nel senso di orza), men (luna) e tua", omaggio
delle popolazioni galliche che abitarono la Padania fra il 400 e il
150 a.C. alla divinità lunare per la quale si praticava forse, sulla
cima di questo imponente altare di roccia, il rito notturno) della raccolta
del vischio. Altri lo identificano invece con il Suiomontium citato
da Tito Livio nella ricostruzione della cam pagna militare condotta
dai Romani contro le bellicose tribù liguri della montagna, culminata
con la sconfitta di questi ultimi nel 176 a.C., che avrebbe avuto per
teatro la zona compresa fra il Monte Valestra e il Cusua e le dif'ese
naturali costituite dalle emergenze principali.
|
Castelnovo
fu scelta come sede dalle truppe inviate a fronteggiarli, le quali non
raggiunsero nessun risultato di rilievo, ma accrebbero notevolmente il
disagio degli abitanti.
Solo venendo a patti e per un breve periodo si ottenne di liberare il
territorio dalle incursioni banditesche: la situazione si normalizzerà
infine nel 1524, quando Vitale, l'ultimo dei fratelli Amorotti (che aveva
continuato a tenere la pretura di Castelnovo), attirato con l'inganno
in città, verrà preso a tradimento e ucciso.
Gli Estensi, restaurati nei loro domini reggiani, riconfermarono dal 1525
gli statuti castelnovesi, provvedendo successivamente a mettere in atto
un riordinamento amministrativo richiesto dal comune per arginare alcuni
abusi perpetrati dalle magistrature locali.
Da allora la terra di Castelnovo, che al principio del '600 avrebbe assunto
una posizione di preminenza nei confronti del medio-alto Appennino, non
conobbe vicende di particolare rilevanza. |
| Accomunata
a Reggio nei rivolgimenti che seguirono all'avventura napoleonica in Italia,
fece successivamente parte, nell'ambito del dipartimento del Cròstoli,
delle repubbliche Cispadana e Cisalpina -anche se risulta che l'aderenza
al nuovo regime non fu immediata- e del Regno d'Italia fino alla restaurazione
del 1815. Fu un castelnovese, l'avvocato Carlo Franceschini, ad introdurre
e a strutturare la Carboneria a Reggio: condannato a morte in contumacia,
soggiornò lungamente in Spagna e in Francia. Castelnovo tornò alla ribalta
della cronaca poco dopo l'Unità, intorno al 1870 e negli anni successivi,
quando la gente della montagna reggiana tentò un'accanita resistenza alla
legge sul macinato in forme almeno embrionalmente organizzate, facendosi
portavoce del generale malcontento il deputato locale Gianlorenzo Basetti,
radicale ed ex combattente garibaldino, intorno al quale vennero coalizzandosi
le nascenti forze politiche e sociali che avrebbero improntato di sé il
secolo suecessivo. Castelnovo, che deve la realizzazione di una serie
di opere pubbliche (acquedotto, ospedale etc.) anche all'avere tradizionalmente
mantenuto un proprio rappresentante alla Camera dei Deputati, è attualmente
il centro politico, amministrativo ed economico della montagna reggiana,
sull'importante asse viario costituito dalla Statale n. 63, sede dei servizi
sanitari e della Comunità Montana, di istituti di istruzione secondaria
superiore, di una biblioteca polifunzionale alla quale fanno capo i comuni
limitrofi, di un monumento alla donna nella Resistenza, di una grande
parrocchiale moderna e di un grattacielo che ospita gli uffici municipali,
in un difficile equilibrio fra l'essere non più paese e non ancora
città. Dall'inizio del 900 Castelnovo ha continuato a confermarsi come
capoluogo e cuore dell'Appennino, con una forte capacità di attrazione
demografica, a scapito dei centri minori e delle frazioni progressivamente
abbandonate (raduna oggi oltre 1/5 della popolazione dell'intera montagna),
e un notevole sviluppo del terziario nel suo complesso. Se il settore
trainante dell'economia locale resta l'agricoltura (coltivazione di cereali
e di foraggi per la zootecnia e quindici latterie sociali che producono |
parmigiano reggiano di
buona qualità), la presenza dei principali servizi del comprensorio
montano ha provocato un rapido mutare degli equilibri. La viabilità
poco favorevole il tracciato della Statale n. 63 risale ai duchi d'Este
non ha invece incentivato l'impiantarsi di industrie di una certa rilevanza,
con l'unica eccezione del settore edilizio e della costruzione ed installazione
di impianti. A Castelnovo opera una vecchia e illustre fonderia per
campane, presso la quale venne riparata a suo tempo la più nota delle
campane d'Italia, quella di Rovereto. Di grande richiamo la Fiera di
S. Michele, istituita con decreto estense nel 1471 e la più importante
dell'alto Appennino, e buono l'afflusso turistico, suscettibile di ulteriori
miglioramenti grazie alla per ora solo auspicata protezione ed evidenziazione
delle aree di principale interesse storico e ambientale.
UNA LEGGENDA...
Una leggenda reggiana vuole che a Bismantova si ritirassero gli abitanti
della città per sfuggire alle orde barbariche di un non meglio identificato
Brenno re dei Sassoni, rivelatosi poi tanto gentiluomo da garantire
ai profughi I' incolumità. Le favole dicono che sulla rupe i temporali
arrivano prima, che da lì nascono i tuoni e i fulmini e che il diavolo
la sceglie come propria abitazione quando scende sulla terra. Il grande
masso tabulare, squadrato, scosceso e piatto sulla cima, alto 300 metri
sul piano di Castelnovo, risale al Miocene antico ed è, a detta dei
geologi, un monumentale esempio di erosione, risultato ultimo della
successiva disgregazione di una potente bancata arenacea che sormonta
un instabile substrato marnoso e argilloso, soggetto a movimenti tranosi
progressivi che restituiscono denti di squalo e lamellibranchi tossilizzati.
Il luogo, naturalmente fortificato e punto d'osservazione felicissimo
su grandi spazi, risulta abitato fin dal Neolitico.
|