Il Paese


È un comune della fascia collinare medio-bassa, distribuito sul margine destro dell'ampio fondovalle dell'Enza, in prossimità dello sbocco in pianura. Dall'essere collocato sul ciglio rialzato del fiume deriverebbe secondo la tradizione il nome, che fu in antico Cilianum. A cavallo fra due province, il territorio non ebbe mai una fisionomia definita, rappresentando per molti aspetti un caso limite nella paradossale topografia amministrativa dell'epoca preunitaria.
Se oggi infatti il confine parmense-reggiano è segnato dal corso naturale dell'Enza e facilmente identificabile, fino al 1847 consisteva in una linea contorta e artificiosa, le cui anse creavano, nel passaggio dall'uno all'altro dei due stati, incredibili controversie doganali. Ai tempi in cui Maria Luigia era duchessa di Parma, per esempio, il comune, compreso entro la sua giurisdizione, contava delle frazioni di Ciano, Compiano, Gombio, Borzano, Rossena, Selvapiana e Vedriano: il capoluogo si veniva a trovare alla base di una striscia di terra protesa a sud-est sulla destra dell'Enza, mentre una sacca contigua prolungava in direzione opposta il Ducato di Modena e Reggio sulla riva sinistra del torrente. Frazionato in due parti, congiunte soltanto da un sottile segmento di fiume, grandi disagi ne venivano ai sudditi parmensi del settore meridionale, "non potendo essi trasferirsi al capoluogo del comune, senza percorrere un tratto fra le 3 e le 4 miglia del territorio di Reggio, e incappare nelle gabelle".
Canossa, che è oggi la principale emergenza storica della zona di Ciano, apparteneva allora al Reggiano, essendo stata autonomamente aggregata dal regno nepoleonico a Quattro Castella nell'ambito della municipalità di Bibbiano e poi assegnata nel 1816 a San Polo dal duca Francesco IV. Molto tempo e impegno cancelleresco dovevano ancora essere spesi perché la situazione sì normalizzasse secondo l'attuale configurazione: cambiata in forza di un breve di Pio VII (1821) la circoscrizione ecclesiastica, la prima importante rettifica territoriale del 1844-'48 prevedeva che Ciano ed alcune frazioni della riva destra passassero dal Ducato di Parma e Piacenza a quello di Modena e Reggio in cambio di alcuni centri abitati posti in parallelo sulla sponda sinistra. Quello che fu per il resto d'Italia il Risorgimento, trascorse così in una serie di rivendicazioni, di accorpamenti, di scorpori e di aggiustamenti successivi (il capoluogo si sentiva schiacciato e prevaricato da monte e da valle) che permisero di annettere nel 1859 quella che allora veniva considerata poco più di una roccia improduttiva dal nome antico e leggendario: la conclusione venne all'incirca un secolo dopo, nel 1950, con l'assegnazione di Belèo e di Gombio rispettivamente a Casina e a Castelnovo ne' Monti. Ciano è dunque un comune fra i più recenti e complicati della provincia di Reggio.  

















 

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