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REGGIO
EMILIA MONUMENTALE
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| Palazzo
del Capitano del Popolo L'edificio sorge nel cuore del centro storico reggiano e costituisce una delle testimonianze più rilevanti del Medioevo cittadino. Durante il secolo XIII, accanto ai Consigli del popolo, con altre istituzioni comunali apparve anche "l'Anzianato", un consiglio ristretto che si collocava a fianco del podestà. Gli "Anziani" erano dodici e duravano in carica per un anno. L'Anzianato fu sostituito negli anni 1277-1278 dal capitano del popolo, assistito da 24 "difensori". La sua elezione era quanto mai macchinosa. In seno al Consiglio generale erano scelti, a sorte, 40 componenti che a loro volta dovevano nominare i 40 elettori del capitano, i quali dovevano essere reggiani e possedere una casa nel distretto. I 40 si riunivano in una specie di conclave e dovevano dare entro un giorno una rosa di quattro nomi, in caso contrario erano sostituiti da altri elettori e così di seguito. I quattro nominativi erano presentati al Consiglio generale che formava una graduatoria. Accadeva anche che nessuno dei prescelti accettasse l'incarico. Tra coloro che rinunciarono a ricoprire tale funzione vi fu anche il celebre Guido Novello da Polenta, che a Ravenna ospitò Dante negli ultimi anni di vita del poeta. Il primo capitano del popolo fu Ugolino Rossi di Parma, che ebbe l'incarico di presiedere i consigli e di collaborare col podestà. Con l'avvento di questa nuova istituzione, il vicino Palazzo del Comune, che già ospitava il podestà, divenne insufficiente. Si provvide quindi a demolire rapidamente le case che si affacciavano sull'odierna Via Corridoni e con gran celerità (in circa 6 mesi), nel 1280, si costruì quasi completamente l'edificio che da piazza del Duomo giungeva fin sulla via Emilia. Teatro Municipale "Romolo Valli" Qualcuno, con un pizzico di orgoglio campanilistico, ha richiamato le parole di un esperto che ha definito questa opera architettonica "uno dei più splendidi teatri provinciali nel mondo". Quando fu terminato, nell'anno 1857, esso sorgeva vicino alla Chiesa di S. Giacomo Maggiore (area dell'attuale Banca d'Italia), di fronte vi erano i Portici della Trinità (ora isolato S. Rocco) e di fianco si stendeva il terreno, sul quale fino a qualche anno prima, sorgeva il trecentesco complesso difensivo della Cittadella, destinato ad essere occupato dai giardini pubblici. Un incendio aveva distrutto il vecchio edificio teatrale (ora Teatro Ariosto) e l'amministrazione comunale aveva deciso di costruire un nuovo fabbricato. I lavori iniziarono nell'anno 1852 su progetto dell'architetto modenese Cesare Costa, assistito dal reggiano Antonio Tegani. Il 21 aprile 1857 il teatro veniva inaugurato. "La pianta - scriveva Costa - è di figura rettangolare con due ali che sporgono lateralmente pure di pianta rettangolare, la facciata principale posta a mezzogiorno è distinta in due riparti, l'inferiore è formata da un portico architravato d'ordine dorico, con dodici colonne e due pilastri di granito bianco del Sempione, aventi basi e capitelli di granito rosso di Baveno". I due portici laterali poggiano su un basamento di tre gradini, anche se quello di levante ne è privo perché "è destinato a mettere a coperto lo smonto delle carrozze". |
Basilica
di S. Prospero
L'edificio, che si affaccia sulla piazza di S. Prospero, abbellendola, fu oggetto di complesse vicende di restauro. La chiesa venne in fatti costruita alIe soglie dell'alto Medioevo (997) e fu poi consacrata. La storia architettonica della basilica ebbe un momento paricolarmente significativo durante il Rinascimento reggiano. L'8 maggio del 1514 fu avviata la demolizione dell'antica chiesa, quando già da tempo il reggiano Gaspare Bigi aveva messo in opera i sei leoni marmorei provenienti da Verona e destinati a sostenere i protiri delle tre porte (1504) che non furono mai costruiti. Lo stesso artista aveva realizzato l'altar maggiore e il coro, entrambi perduti (1502). L'edificazione della nuova basilica fu affidata al vianese Luca Corti e a Matteo Fiorentini, mentre dell'esecuzione delle parti in marmo e in pietra lavorata fu incaricato Mattia Lormanni (1514-1516). La Basilica di S. Prospero edificata nel corso del '500 su quella preesistente venne abbattuta e rifatta perché le fondamenta avevano ceduto. Nell'anno 1527 dovevano essere ancora edificate le cappelle minori. La torre che tutt'ora svetta accanto alla basilica, e che recentemente ha subito un lungo ed accurato restauro, fu iniziata nel 1535 da una famiglia di architetti reggiani: Roberto, Alberto e Leonardo Pacchioni. A quest'ultimo subentrò Bernardino, l'anno seguente, allorché fu iniziato il lavoro. Giulio Pippì detto Giulio Romano approvò il disegno nel 1538 e nel 1544 il Rossino scolpì il primo ordine dorico della nuova costruzione. L'artista proseguì con poca speditezza l'opera di rivestimento e, alla sua morte, i lavori furono ripresi da Prospero Sogari (1555) che realizzò in stile corinzio il terzo ordine ddla torre. Infine subentrò nei lavori l'architetto Alberto Pacchioni, che comunque non terminò l'opera. La facciata della chiesa rimase con i mattoni a vista fino alla metà del Settecento, allorché venne completata da Giovanni Battista Cattani detto Cavallan. In quell'occasione i leoni furono avanzati e collocati nel luogo ove ora sì trovano. Nel Settecento ad ornamento della facciata furono ordinate allo scultore veronese Angelo Finali detto Andrea (1709-1772) undici statue che rappresentano i santi patroni della città e i Dottori della Chiesa. Il Duomo Il Vescovo reggiano Sigifredo, che fu presente in Roma all'incoronazione di Ludovico Il re d'Iitalia, nell'857 aveva già fondato a Reggio una canonica che nell'881 appariva intitolata a S. Maria, la futura dedicazione della Cattedrale. La costruzione dell'edificio dedicato a S. Maria sembra essere stata iniziata attorno al 904-912 e comunque ultimata nel 942, allorché le fonti parlano dell'assegnazione di alcuni beni per il mantenimento dei lumi all'altare dei Santi Grisante e Daria, le cui reliquie erano state concesse al vescovo Adelardo da Berengario lì e deposte nella cripta della Cattedrale, vicino al luogo ove ora si trovano. lì sottosuolo della chiesa era formato da pavimenti musivi d'epoca romana e l'edificio nel suo aspetto originale s'informava a moduli protoromanici di foggia lombarda, con un caratteristico campanile rotondo crollato nella notte di S. Stefano dell'anno 1228, a seguito di un terremoto. Nell'anno 942 questa chiesa che non era ancora cattedrale, aveva una posizione preminente nell'ambito diocesano unitamente alla chiesa suburbana di S. Prospero; poi nell'anno 997 la ebbe con una basilica, sempre dedicata a S. Prospero, edificata entro le mura. Alcuni decenni più tardi, a partire dal 1101, appare come unica "chiesa maggiore" o meglio come cattedrale, una qualifica che assumerà a partire dal Cinquecento. All'anno 1269 si fa risalire l'inizio del cosiddetto "restauro di Alberigo Malaguzzi", al quale è stata attribuita la costruzione del tiburio che sovrasta la facciata della chiesa. |