GUALTIERI VIRTUAL TOUR
by EMILIAlive

 
Prefisso telefonico: 0522
Altitudine (m): 22 
Sup.(Kmq.): 35.60  
Abitanti: 6097

Sulla grande e perfetta piazza porticata, parzialmente attrezzata a giardino, prospetta la sobria facciata in cotto di Palazzo Bentivoglio, che ne costituisce un intero lato. All'interno di questo si trovano la Sala dei Giganti, con il ciclo di affreschi recentemente restaurati, che illustrano episodi della Gerusalemme liberata, opera seicentesca del Badalocchio, appartenente alla scuola dei Carracci; la Sala di Giove, la cappella decorata a stucco e il teatro, rifatto nel 1905 con tre begli ordini di palchi.
Di fronte al palazzo sta la Torre civica e sulla destra la Collegiata di S. Maria della Neve, ridotta nel Settecento ad una sola navata (rispetto alle tre volute dall'Argenta), con sei cappelle laterali e soffitto a volta, che conserva un prezioso fonte battesimale del XVI secolo e una buona tela cinquecentesca del ferrarese Carlo Bonone. Tutto l'insieme costituisce ancor oggi una straordinaria macchina scenica. A poca distanza e in asse la triangolare Piazza Cavallotti, uno dei nuclei primitivi del paese, scandita da strette case a schiera di impianto medioevale e rinascimentale, che ospita al centro l'antica Chiesa di S. Andrea, ampliata e restaurata nel XVIII secolo, oggi gravemente danneggiata dal tempo.
Nell'annesso convento francescano visse i suoi ultimi anni il compositore fra Ludovico da Viadana, sepolto in chiesa nel 1627 senza alcun segno di riconoscimento. A ponente della piazza Bentivoglio la Villa Torelli-Malaspina-Guarienti, detta "la Palazzina" e nota fin dal Trecento, che fu forse antica residenza estiva dei vescovi di Parma: l'attuale struttura circondata da un vasto parco risale al 1840, è ariosa ed elegante, dotata di grandi sale e di una cappella gentilizia; vi abitò nel XVI secolo il filosofo e poeta Pomponio Torelli. A Santa Vittoria la grande mole settecentesca di Palazzo Greppi attende un adeguato restauro; ne è stato recentemente rinvenuto il suo importante archivio, esemplare della conduzione di una azienda agricola dell'epoca. L'economia del territorio di Gualtieri, a lungo precario soprattutto perché minacciato dal fiume, ha gravitato per secoli intorno a poche colture fondamentali: quella del gelso, che assicurava lavoro a gran parte della popolazione, del pioppo, tipico delle zone golenali, utilizzato per il legname e per la cellulosa, e dell'uva fogarina, quasi del tutto scomparsa, che serviva per il taglio dei vini. Introdotta la meccanizzazione nel lavoro agricolo dal forte movimento cooperativo precedente agli anni Venti, oggi il comune ha realizzato un buon equilibrio fra la propria naturale connotazione agricolo-zootecnica e un sistema di piccole imprese industriali e artigianali operanti. Approdato suo malgrado in paese nel 1919 il genio selvatico di Antonio Ligabue, oggi più che mai cattiva coscienza dei Gualtieresi. Nato in Svizzera il 18 dicembre del 1899 da Bonfiglio Laccabue, originario di Pieve Saliceto, vagabondo, emarginato e destinato a uno struggente percorso esistenziale, Toni fu espulso ed inviato presso il comune di Gualtieri, suo domicilio di soccorso. E qui continuò a vivere in estrema indigenza, rifiutato e sbeffeggiato dalla gente, randagio in golena, all'ospizio di mendicità e poi al manicomio di Reggio, rabbioso e infelice, come scrisse Zavattini, per "inesorabile dolore di non essere belli fuori come si è dentro". Intanto disegnava macchine ed animali giganti, violenti e diversi da quelli di chiunque altro, impossibili a classificarsi e ben lontani dalla serenità un poco convenzionale del naif padano. Una certa notorietà e l'attenzione da parte dei critici non muteranno sostanzialmente la qualità dei suoi ultimi anni di vita (morirà nel 1965), la grande risonanza postuma continua a tentare di ridurlo entro i parametri di una norma quella della diversità che non esiste.

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