| E' un piccolo comune della pianura compreso tra il Naviglio e il Tresinaro, difficile a distinguersi da tutti gli altri della Bassa reggiana e modenese ugualmente caratterizzati da una campagna che sembra non ammettere confini, dalle acque finalmente imbrigliate e da un tessuto umano generoso, combattivo e bizzarro: per secoli frazione della vicina Correggio, qualche disagio da identità poco definita si manifestava ancora nel 1865, quando il Consiglio comunale autonomo da cinque anni discuteva e finiva poi per respingere una mozione favorevole alla riannessione all'antico capoluogo. I proponenti definivano in quella circostanza Rio Saliceto "una villa appartata e lontana, che non è né borgata né castello". A tutt'oggi manca in paese un nucleo direzionale tradizionalmente inteso, fagocitati la Parrocchiale e il Municipio dall'edilizia anonima e frettolosa dell'ultimo dopoguerra. Lo stesso toponimo, soggetto a diversi cambiamenti, rivela ataviche incertezze: per molto tempo semplicemente Rio dal canale omonimo, chiamato attualmente Tresinaro, che correva sul confine carpigiano e che torna nei limitrofi San Martino in Rio, Mandrio, Mandriolo e forse Rolo, poi San Giorgio in Rio, dal '400 aI '700, subì l'aggiunta del contrastatissimo Saliceto nel 1864, a ricordo di una località nota fin dal X secolo e connotata evidentemente dalle fitte macchie dei salici palustri. cipi a Correggio). Stagni e acquitrini costituirono chissà quanto a lungo I'habitat della zona, una vasta depressione nella quale le acque dei torrenti si mescolavano a quelle infide e non arginate del Po, prima che i coloni romani dessero l'avvio ad un recupero parziale dei terreni sommersi, anche se la campagna del Bondione, a valle dell'abitato, risultava ancora impraticabile alla fine del XIII secolo. All'epoca romana datano alcuni reperti rinvenuti a Ca' de' Frati - un pavimento a mosaico - e al Casino Zuccardi (un sepolcro di ragguardevoli dimensioni, scoperto nel '600, del quale restano un malinconico leone di marmo, unico superstite di quattro, e un'epigrafe intitolata a "C. Fucicius Hilario" nel cortile del Palazzo dei Principi. |
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