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È
difficile credere che Rolo sia stata un tempo residenza e covo dei Sessi
(una delle famiglie più antiche, illustri e bellicose della regione),
terra di frontiera, ricettacolo di fuorusciti e di contrabbandieri e
luogo da contendersi attraverso le generazioni: piccola, tranquilla
e sperduta nella campagna che ammette come confini solo i canali di
bonifica, ha chiuso col proprio passato tempestoso abbattendo nel 1951
la rocca per costruire l'asilo comunale ed evoca oggi ai più soltanto
l'immagine rassicurante delle riserie.
Sul significato del toponimo, che compare come Ariolas, Arolum o Rolum, due le ipotesi più accreditate, una delle quali si rifà aI latino Arola, minuscola area coltivata in mezzo alla foresta, di contro alla possibile derivazione dal nome del torrente (un tempo Rio e attualmente Tresinaro) che ha lasciato traccia di sé nei vicini San Martino in Rio, Mandrio e Rio Saliceto. Ai tempi in cui la Padusa era un unico grande acquitrino alimentato dalle piene e dal libero corso dei fiumi, che via via tendevano a colmarla di detriti. |
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Le
prime comunità umane iniziarono a scendere dalle colline e ad insediarsi
nei villaggi di palafitte o sui terrapieni boscosi e faticosamente emersi:
la piana di Rolo ha restituito alcune selci scheggiate che rinvierebbero
ad un'industria litica dell'Età deI bronzo, ma il rapporto con l'ambiente
continuò presumibilmente a lungo ad essere sfavorevole. Le
tombe alla cappuccina, la moneta di Domiziano e gli sporadici oggetti
barbarici rinvenuti casualmente confermano che la zona dovette essere
in qualche misura interessata alle importanti operazioni di risanamento
e di centuriazione dei terreni intraprese dai Romani fra la via Emilia
e il Po, e che quanto meno a partire dal III secolo d.C. qualcuno la abitava.
Che cosa accadesse dopo, all'epoca della decadenza, si può solo supporre. Fonti letterarie cinquecentesche, la cui attendibilità è peraltro molto discussa, riportano un episodio riferito all'anno 740 che avrebbe come protagonista un Nicolò Sessi signore di Rolo, di Sesso e di San Pellegrino, "di ricchezze come di talento e nobiltà singolari", inviato come ambasciatore a Pavia a perorare la causa della città di Reggio. |