Il Paese



Attraversato dalla via Emilia che incrocia poco oltre il torrente Enza, dall'ampio letto ghiaioso, a metà strada tra Reggio e Parma, Sant'Ilario non conserva del proprio passato neppure il nome.
Conosciuto come Sant'Eulalia , tutt'ora titolare della Parrocchiale, fino al XV secolo, non si sa bene come sia avvenuta una tanto radicale sostituzione di santi: forse si trattò dell'effetto di una corruzione della parlata volgare, oppure del riferimento, rimasto poi nell'uso, ad un Oratorio dedicato a S. Ilario che qualcuno suppone esistesse accanto alla chiesa principale.
I terreni emersi dalle paludi e dagli acquitrini del Po e dell'Enza, che correva in origine libero e non arginato lungo tre rami principali, due dei quali molto ad oriente rispetto a quello attuale risultano abitati da tempo immemorabile: la piana di Sant'Ilario ha restituito tracce di insediamenti umani risalenti al Neolitico (i resti di un villaggio di capanne ritrovati a Calerno sono riconducibili alla cosiddetta Cultura di Fiorano, collocabile alla fine del V millennio a.C.), alla Cultura dei vasi a bocca quadrata, all'Eneolitico, alla Cultura del vaso campaniforme (sul tinire del III millennio), al Bronzo antico (un'ascia e tre spilloni) e all'Età del ferro, testimoniata dalle numerose sepolture di inumati e di cremati, dotate di ricchi corredi, venute alla luce in località Fornaci.



Si ritiene comunemente che all'epoca della conquista romana Sant 'Ilario costituisse, per contiguità, un sobborgo della vicina ed importante Tanetum dovette trattarsi più verosimilmente di una stazione collocata su un crocevia di un certo rilievo strategico, là dove la grande strada consolare di Marco Emilio Lepido attraversava il fiume, mentre la campagna parzialmente bonificata e centuriata accoglieva intraprendenti famiglie di coloni.
Il paese viene menzionato ancora come Villa di Sant'Eulalia in una carta del 1194. Il celebre cronista Salimbene de Adam riporta all'anno 1272 la notizia della costruzione da parte dei Parmigiani del ponte di pietra sull'Enza. Entro la prima metà del XIV secolo la situazione idrologica della zona registrava un netto miglioramento, poiché Azzo da Correggio aveva costretto uno dei rami dell'Enza a fondersi con quello che passava da Sant'Ilario, in modo da recuperare terreni all'agricoltura e da proteggere dalle piene i centri abitati.

 

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