STORIA
Al
56º chilometro della statale della Cisa s'imbocca la comunale,
il cui percorso, nel suo risalire la montagna, apre gradualmente la
visuale di un'alta vallata; sull'orizzonte di essa si staglia la Rocca
di Bardi, costruita su di una rupe ferrigna che cade a picco sulla
valle del torrente Ceno. Se si osserva questo tipico borgo feudale
nella sua naturale collocazione, protetta da alti monti, si può notare
una straordinaria fusione fra l'architettura militare-civile del feudo
e gli elementi ambientali circostanti. Per quanto concerne l'origine
del toponimo, si suggeriscono due ipotesi: una si rifá al nome
dato a poeti di origine celtica, cantori delle lodi agli eroi, detti
appunto "bardi"; l'altra ci viene riferita dallo storico piacentino
Campi, il quale, citando Tito Omusio Tinca, afferma che Annibale,
nel 218 a.C., dopo la battaglia del Trebbia, attraversò la valle del
Ceno per raggiungere il Mediterraneo e fermatesi nel luogo dove ora
sorge Bardi, lo chiamò "Barro" dal nome del suo ultimo elefante che,
sopravvivendo, durante un rigido inverno, agli altri cinque usati
in battaglia, giunse in questo luogo e vi mori. Quest'ipotesi venne
discussa e negata dal Poggiali. Ma al di là di ogni incertezza etimologica,
Bardi rivela chiaramente la sua origine longobarda. L'industria, rappresentata
da alcuni mobilifici, da maglifici, da alcune officine meccaniche,
è poco sviluppata a causa della forte emigrazione della popolazione,
diretta soprattutto verso i paesi di lingua inglese. Degna di particolare
menzione è la lavorazione artigianale del ferro, che perdura da diverse
generazioni e che produce pezzi di autentica arte. Il turismo è piuttosto
sviluppato, infatti ancora oggi il Castello di Bardi è meta preferita
di numerosi visitatori, principalmente in occasione della tradizionale
fiera equina.