BARDI VIRTUAL TOUR
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Abitanti: 3777
Superficie (kmq): 189,48
Altitudine (m): 625



TRADIZIONE POPOLARE:
La tradizione popolare vanta infatti il cavallo di razza bardigiana, considerato da secoli una componente di rilievo della realtà prima militare, poi agricola e zootecnica di queste valli. Lo si può definire connaturato alla cultura dell'alta Val Ceno e dell'alta Val Taro. In origine era un cavallo di picco la taglia, che si adattava alle condizioni ambientali, le quali richiedevano animali atti alla soma e alla sella, adatti a percorrere gli stretti e irti sentieri colleganti le varie frazioni montane. Con il passare del tempo, col mutare dell'ambiente e con l'ampliamento delle strade, il cavallo bardigiano ha cambiato la sua morfologia, anche tramite l'introduzione di nuove razze equine che avrebbero determinato la scomparsa dell'autentica razza locale, se il tradizionalismo proprio dell'agricoltore di montagna non ne avesse appositamente preservato degli esemplari.
La sua fortezza nasce quindi come "borgo militare" alimentato dalla presenza dei robusti guerrieri longobardi che dominavano da decenni la "Selva degli Arimanni" dell'alta Val Ceno. Silva Arimannorum era infatti chiamata quella zona che parte dalle pendici del Monte Gazzo e scende al Bosco dei Diamanti e delle Caverne, fino a raggiungere il Ceno. Il primo documento scritto riguardante Bardi risale all'anno 833 e attesta l'atto di donazione del sacerdote Aliberto, figlio di un certo Giovanni di Bardi, all'Abbazia di S. Silvestre in Nonàntola, della propria casa, di due terreni e della chiesa di proprietà privata. Un altro documento, dell'agosto dell'898, parla di un castello recentemente costruito su di una roccia sovrastante il villaggio e registra l'acquisto di metà rupe da parte di Everardo, vescovo di Piacenza. Poiché tale città era uno degli obiettivi delle scorrerie ungare, bisogna supporre che la fortezza fosse nata proprio con lo scopo di proteggere, con le sue solide mura, le popolazioni locali dalle devastazioni compiute dai barbari. Per questo Bardi si salvò dalle invasioni e il nucleo abitato, posto nella zona di S. Protaso, si spostò per riformarsi alla base della rocca e avere cosi maggiore protezione.
Nel 1185 il castello, allora proprietà del comune di Piacenza, viene dato in feudo ai conti di Bardi, un consorzio di piccole signorie feudali, i quali, pur salvando numerosi privilegi, giurano fedeltà al comune fino al 1251, anno in cui, incoraggiati dai ghibellini, si ribellano e Oberto Pallavicino prende possesso della rocca distruggendola. Questa risorge nel 1256 con i Landi. Sulle pendici meridionali del Monte Pione sorge la frazione di Pione, già sede del comune (1828-35) e di un ospedale. La chiesa, recentemente restaurata, possiede all'interno un coro in noce seicentesco. Da Pione parte la strada comunale per Santa Giustina, paese situato a sinistra del torrente Lecca. Questa località, ricca di vegetazione, vanta anche un'abbondante crescita di funghi particolar-mente pregiati, che hanno reso nota e ambita la zona. L'isolamento delle vallate bardigiane, che ha favorito la nascita del movimento partigiano nella provincia di Parma, ha visto sorgere in località Casa Bianca la prima forma di resistenza locale (23 settembre 1943) e in località Gravago, ai primi del '44, il formarsi del Gruppo Belli della 12° Brigata Garibaldi. Bardi, antico territorio piacentino, pur facendo ancora parte della Diocesi di Piacenza, dal 1923 dipende amministrativamente dalla provincia di Parma. Ha un'economia prevalentemente agricola, con produzione di cereali, frutta, foraggi ed uva. Sviluppato l'allevamento del bestiame (anche avicolo), soprattutto quello dei cavalli. 

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