Altitudine
(m): 500
Sup.(Kmq.):
167.83
Abitanti:
5101
In
Età neolitica la zona fu abitata da popolazioni liguri a cui sono ascrivibili
resti di tombe e di altari per riti sacrificali al dio Pennino rinvenuti
sul Monte Penna.
Questi popoli furono allontanati non senza difficoltà, come testimoniano
gli antichi storici, dai Romani colonizzatori. Pare di poter identificare
in Bedonia, la Bituma della Tavola Alimentaria di Traiano, rinvenuta a
Velleia, che testimonia un insediamento romano di tipo agricolo nel II
secolo (nella tavola viene anche menzionato Drusiaco, l'odierna frazione
Drusco). Il ritrovamento di tombe corredate da una copiosa suppellettile,
nel 1873, verrebbe poi a confermare questa ipotesi. Il primo evento storico
documentato risale agli inizi dell'XI secolo, quando il territorio di
Bedonia fu feudo dei vescovi di Piacenza. Fece parte in seguito dei possedimenti
dei marchesi Malaspina, signori della vicina Compiano e fu coinvolta nelle
vicissitudini legate a questa casata: a metà circa del XII secolo passò
al comune di Piacenza, quindi di nuovo ai Malaspina che ne furono destituiti
definitivamente dopo la sconfitta subita da parte dei Piacentini nel 1189.
Da questo momento Bedonia venne a trovarsi implicata nelle contese fra
il comune di Piacenza ed i Landi -che andarono rinforzando la loro posizione,
nei cui territori fu inclusa nel 1257, con il riconoscimento dei Visconti
ad Ubertino Landi detto il Grande.
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Altri
passaggi tra i due contendenti si verificarono in un'altalena di proprietà
durata circa tré secoli, che ebbe termine con la concessione definitiva
del feudo ad Agostino Landi nel 1551. Verso la fine del XVI secolo, Bedonia
fu possesso dei Doria, quindi nel 1682 fu incamerata, come gran parte
dello stato dei Landi, del quale nel frattempo era ritornata a far parte
integrante, nei beni dei Farnese. Gli eventi successivi seguono il corso
comune al Ducato di Parma. Nel secolo scorso alcuni episodi hanno movimentato
la storia di Bedonia, portandola all'onore delle cronache del ducato.
Il commercio conta a Bedonia parecchi esercizi di vario genere ed è particolarmente
fiorente in quanto il paese è al centro di un sistema di frazioni e comuni
limitrofi che vi convergono naturalmente: il tradizionale mercato del
sabato è, infatti, ancora frequentatissimo. Hanno sede a Bedonia un'industria
per la lavorazione della ceramica ed alcune imprese artigianali quali
una sartoria, un maglificio, due aziende che operano nel campo dei motori
elettrici, una ditta di avvolgibili ed una di materie plastiche.
Nel comune va segnalato, inoltre, un grande stabilimento per l'imbottigliamento
dell'acqua minerale. E ancora in funzione, anche se industrializzata,
l'attività di estrazione e lavorazione della pietra arenaria presso le
Piane di Carniglia, dove, da tempi antichissimi si era sviluppata una
tradizione di artisti "scalpellini" che oggi purtroppo sta scomparendo.
Non incide particolarmente, nel bilancio economico, l'esercizio dell'agricoltura,
limitato dalla natura montana del suolo, cosi come la raccolta dei prodotti
del sottobosco che serve ad un uso eminentemente locale. |
| Fra
le presenze del periodo estivo si mescola anche una categoria turistica
un po' particolare, rappresentata dagli emigrati o dai loro discendenti.
L'emigrazione ha influito non poco sul rallentamento dello sviluppo del
comune, se si pensa che solo dal dopoguera al '70 la popolazione del territorio
si è ridotta di un quarto. Il fenomeno, diffuso in tutto l'Appennino già
dallo scorso secolo, a denuncia di una realtà di difficile sopravvivenza
e di esodo forzato, si è configurato in alcuni centri di questo territorio
con caratteristiche molto particolari. E dalla frazione di Cavignaga che
provenivano intere generazioni di "orsanti", quelle compagnie itineranti
in varie zone d'Europa che si guadagnavano da vivere facendo ballare orsi
e scimmie. | GLI
ORASANTI:
Partivano da Cavignaga, da soli o in piccoli gruppi, per far fortuna,
con il miraggio di riscattare la terra da cui erano costretti ad andarsene.
Forse già dal '700 e per tutto l'8OO fìno alla prima guerra mondiale,
in tutte le famiglie di questa frazione gli uomini, compresi i ragazzi
di quindici anni, intrapresero il mestiere di "orsante", in giro per l'Europa
fino in Russia e in Turchia, ma soprattutto in Germania e in Francia,
a far spettacolo con scimmie ed orsi. Si iniziava con qualche scimmia
da far ballare per le strade al suono di un tamburo e poi, se le cose
si mettevano bene, si poteva allestire una "compagnia": cinque uomini,
un orso, un cammello, quattro o cinque scimmie, a volte un pappagallo
e due cavalli per tirare il carrozzone con le gabbie e le masserizie.
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