BUSSETO VIRTUAL TOUR
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Abitanti 7330
Superficie (kmq): 76 44
Altitudine (m): 40
 

Si narra che l'imperatore Carlo V in visita a Busseto ne rimanesse colpito a tal punto, da volerne i disegni.
La villa composta da cinque corpi quadrati disposti a scacchiera, dei quali quello centrale è porticato in tutti i lati: è posta al centro di un'area adibita a giardino, recintata da una balaustra e da un fossato, presso il quale è collocato l'elegante padiglione d'ingresso in stile barocco, probabilmente progettato alla fine del ''600. Nella villa è ospitato il Museo Civico che conserva opere di notevole interesse fra cui ricordiamo alcune parti di una predella raffigurante i Profeti, dipinta da Benedetto Bombo, una raccolta di maioliche dal Seicento all'Ottocento ed una copia dell'afe roseo di Tiziano con l'Incontro di Paolo III e Carlo l.
Fra le numerose chiese sparse nel territorio comunale spicca il Santuario della Madonna dei prati, maestoso edificio a pianta centrale, inizialo alla line del '600 e rimasto incompleto. La parte moderna dell'abitato di Bussetto nella sua espansione ha mantenuto l'antica forma di quadrilatero e non conta edifici di particolare rilievo.
S. 'Maria degli Angeli, con l'annesso convento, nella periferia sud dell'abitalo, fu fondata nel 1470 dai tigli di Orlando il Magnifico. In stile tardogotico nel portale d'ingresso e le tipiche decorazioni in terracotta ricorrenti negli edifici quattrocenteschi di Busseto. Notevole il gruppo scolpito in terracotta policroma da Guido Mazzoni nel 1474-76, conservato all'interno.
Quasi di fronte alla chiesa si' erge la superba Villa Pallavicino, inizialmente dimora estiva dei marchesi. La costruzione rinascimentale fu probabilmente iniziata nel secondo decennio del '500.
La visita ai luoghi verdiani, organizzata secondo un preciso itinerario, è una meta tradizionale non solo per i cultori di lirica e della figura di Verdi come musicista, ma anche per chi, pur non particolarmente legato alla storia della musica, sente il richiamo di un personaggio che oltre a costituire una "gloria" nazionale è conosciuto e molto amato ovunque.
Nel solco dell'antica tradizione musicale bussetana e in ossequio alla memoria di Giuseppe Verdi, alcune manifestazioni come i concerti vocali e strumentali che si tengono nel Teatro Comunale ed il noto "Concorso intemazionale per voci verdiane", che si svolge ogni anno nel mese di giugno, richiamano una notevole affluenza di pubblico.
Lo Stato Pallavicino o di Busseto, come veniva spesso designato dal nome della sua capitale, era formato da un complesso di feudi di antichissima origine che occupava il territorio compreso fra Parma e Piacenza, il Po e la fascia preappenninica.
Lo storico bussetano Emilia Seletti, autore della più completa e documentata storia locale, ne fa risalire laprimissima origine ad Oberto, marchese di Toscana, i cui vasti possedimenti, ottenuti su investitura di Ottone I, divisi fra i suoi quattro figli maschi, diedero origine ad altrettante illustri casate italiane.
Al figlio Adalberto, capostipite della famiglia Pallavicino (nome che secondo alcuni deriva da "vicino al palazzo", secondo altri significa letteralmente "Pela Vicino"toccò la Toscana. Il successore Adalberto II non riuscendo a mantenerne il possesso, nelle continue lotte per le investiture feudali, ottenne in cambio il governo di Piacenza ed il contado dell'Ancia già appartenuto ad Oberto, come eredità di un ramo cadetto della famiglia, e su investitura dell'imperatore Corrado il Salico nel 1027. Il contado dell'Ancia, allargato nei confini e dotato della capitale, Busseto, prese il nome di Marca Pallavicino, che fu tramandata alla discendenza maschile diretta secondo il diritto longobardo, sempre osservato dalla famiglia.
Per il territorio fertile della pianura bussetana e l'importante posizione geografica che permetteva facili scambi (i possedimenti andavano dal Po alla montagna), lo Stato Pallavicino godette di una notevole ricchezza e di un certo prestigio. Dovette però difendersi dai continui tentativi di espansione territoriale dei fondatori vicini quali i Rossi, i Terzi, i Visconti e gli Sforza, dalle occupazioni temporanee del territorio, come quella adopera di Niccolo Piccinino, dal 1441 al 1444, e non di rado dalle controversie interne, dinastiche e di potere.

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