Cultura & Arte


Nell' 835 la regina Cunegonda donò le sue proprietà di Noceto al Monastero di S. Alessandro di Parma, alla Chiesa parmense il feudo di Noceto appartenne per parecchi anni come risulta dalle donazioni di Guibodo al Capitolo della Cattedrale neIl' 877, del vescovo Sigifredo XI in favore della Canonica di Parma, nel 995, e dei marchesi Adalberto ed Adelaide al Monastero di Castiglione (Castione Marchesi), nel 1033. Nel 1077 il feudo passò ad Ugo e Folco d'Este, quindi, dopo poco, subentrarono i Pallavicino di Busseto e di Scipione. I guelfi di Parma, alla guida di Ugo Sanvitale, se ne impadronirono nel 1247 e se ne servirono come base contro Federico Il.
Ma proprio da Federico II, Oberto Pallavicino il Grande, VII marchese di Busseto, riuscì ad ottenere l'investitura del feudo di Noceto nel1249.
Con la costruzione del castello, di cui però non si conosce la precisa data di fondazione, la storia del paese prese vita principalmente dalle vicende che lo riguardarono; come gli storici locali ci documentano, queste vicende furono particolarmente travagliate e non sempre felici per la rocca, che fu più volte demolita e ricostruita. Sappiamo che nel 1266 fu assalita dai guelfi di Parma, grandi nemici di Oberto Pallavicino. Nel 1345 la rocca fu conquistata dai Sanvitale, ma alla fine del secolo ritornò in possesso dei Pallavicino; nel 1402 fu ancora dei Sanvitale che la riedificarono.
Dal 1403, e per quasi tutto il secolo, appartenne, pur subendo sempre gravi danni in occasione di vari assalti, cui seguivano altrettanti passaggi di proprietà, ai Visconti, ad Uguccione dei Contrari, ad Orlando Pallavicino, ad Angelo Sanvitale, a Rolando Rossi, a Jacopo da Salerno.
Nel 1447 è la volta di Pier Maria Rossi, cui fu tolta il 3 maggio 1482 con trecento colpi di bombarda come riportano le fonti.
Restituito ai Sanvitale, il feudo fu loro confiscato in occasione della congiura dei feudatari del 1612, ed in seguito fu ceduto in parte ai conti Dalla Rosa ed in parte ancora ai Sanvitale, che rimasero i più importanti feudatari del luogo.


La Rocca, come viene definita dagli abitanti di Noceto, è oggi di proprietà comunale ed è adibita a diversi servizi pubblici: vi si tengono conferenze, mostre d'arte, vi è una discoteca classica ed operistica con relative audizioni, la biblioteca, ed una piccola sala cinematografica. Nel giardino, ogni anno, viene La facciata seicentesca è merlata nel corpo mediano e nei due torrioni laterali e rievoca le signorie dei Sanvitale, dei Pallavicino e dei Terzi.
Il toponimo fu imposto al luogo da Ottobono Terzi in dispregio alla rocca, ghibellina per tradizione. Nella frazione di Costamezzana il suggestivo complesso castrense (metà del '300 - inizi del '400), posto al culmine di un'altura, è oggi adibito in parte ad uso agricolo ed ospita una caratteristica trattoria. Il territorio comunale di Noceto, come gli altri delimitati dai torrenti Recchio e Parola, ovvero Medesano, Fidenza e Salsomaggiore, denominato in seguito a recenti studi "Terra di Pallavicinia", presenta una caratteristica tipologia edilizia rurale: la casa-torre pallaviciniana.
Questa struttura architettonica di ambito contadino, che prevedeva un'alta torre a sezione quadrata, con porta al secondo piano, innestata sull'abitazione, nacque allo scopo di difendere le colline disboscate, a partire dal 1100, ad opera delle corti dei Pallavicino. Fra le emergenze architettoniche di Noceto vale la pena di ricordare la Parrocchiale intitolata a S. Martino che, già esistente nel XIII secolo, fu riedificata nella prima metà del '700.
Quello che ancora si può vedere dell'antico edificio, il corpo abitativo, tre torrioni angolari ed il mastio, è concordemente attribuito al periodo di Pier Maria Rossi. Non v'è più traccia della cinta muraria esterna, del fossato e del ponte levatoio (sostituito nei primi anni del secolo scorso dalla scalinata d'accesso), che sono però visibili in un affresco eseguito dal Bembo nel Castello di Torrechiara (Langhirano).
Assai meglio conservato è il Castello di Castelguelfo, che subì ulteriori trasformazioni nelle navate laterali nel 1885 e nel 1890-19 15, al suo interno conserva arredi e dipinti di un certo pregio; il pulpito ligneo, di gusto tardo-manierista (1650), è decorato con gigli farnesiani; l'altare maggiore è in stile neoclassico ed è stato realizzato riutilizzando i marmi appartenuti al precedente altare risalente al 1692. Nell'abside della chiesa è collocata la grande tela raffigurante S. Martino, opera di Francesco Scaramuzza (1832), ed in prossimità del presbiterio si trova il notevole Compianto sul Cristo morto, del 1640 circa, attribuito a Giovan Maria Conti detto "della Camera",

 

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