Cultura & Arte


Un atto di donazione del vescovo Sigifredo II, datato 20 novembre 995, attesta che a quel tempo il feudo apparteneva alla Chiesa di Parma, mentre documenti successivi, a cominciare dal 1141, fanno luce sulle famiglie che esercitarono la loro potestà sul paese: i Franceschi, i Cornazzano ed i Sanvitale. Il nome e la sorte di questi ultimi furono legati a Sala Baganza per trecentocinquant'anni circa: dal 1258, quando Tedisio ricevette parte del feudo con la dote della moglie Aldemota Cornazzani, al 1612 - anno della nota "congiura" ordita dai feudatari contro il duca Ranuccio I -' quando anche questo territorio fu trasferito nei possedimenti della Camera ducale farnesiana. Nel 1258, dunque, Tedisio acquistò anche l'altra parte dell'eredità Cornazzani e rese unità al feudo che già era munito di un castello, detto allora Torre di S. Lorenzo. Anche Sala Baganza fu coinvolta nelle vicende legate alle lotte feudali: nel 1322 fu gravemente danneggiata dalle milizie di Andreasio Rossi, nemico di Gianquirico Sanvitale che si era schierato a favore della fazione guelfa. Nel 1454 il discendente di Gianquirico Sanvitale, Giberto, strinse legami di parentela con la potente famiglia dei Rossi sposando Donella figlia di Pier Maria; l'alleanza però si infranse nel 1495 allorché, impegnati Giberto ed i suoi figli nella battaglia di Fornovo, le truppe rossiane, guidate da Amuratte Torelli, assediarono il castello.


La leggenda narra che fu la stessa Donella ad aver ragione degli avversari, uccidendo con un colpo di archibugio il cugino Torelli. Niccolò Maria Quirico, figlio di Giberto e Donella, ottenne di poter includere nel proprio feudo Talignano, Collecchio e Piantonia: l'annessione fu convalidata dopo la sua morte alla moglie Beatrice da Correggio (ricordata nell'Orlando Furioso) da papa Leone X con la bolla del IO aprile 1513. Nel 1545, fra i feudatari parmensi che giurarono fedeltà al nuovo signore, Pier Luigi Farnese, vi fu anche Girolamo Sanvitale: fra le due casate, però, non corse mai buon sangue (probabilmente per la politica di alleanze non gradita ai Farnese condotta dai Sanvitale). La Chiesa parrocchiale di Sala, dedicata ai SS. Stefano e Lorenzo, deve l'aspetto attuale alla ristrutturazione della facciata voluta da Ferdinando di Borbone nel 1801, probabilmente su progetto dell'architetto Donnino Ferrari, e ad alcune aggiunte eseguite nel Novecento (cappelle laterali e cuspide del campanile). Il suo impianto però è probabilmente da situarsi fra il Seicento e il Settecento. Fra i dipinti conservati all'interno ricordiamo la Madonna col Bimbo ed i SS. Stefano e Lorenzo (1782), di Domenico Muzzi, la Madonna col Bimbo dormienfr, attribuita a Gaetano Callani (fine del XVIII secolo) e la Cena di Emmaus, di Enrico Bandini, donata da Maria Luigia. La dolcezza del paesaggio lievemente ondulato e la salubrità del clima hanno decretato fin da tempi remoti la fortuna del territorio di Sala come luogo di villeggiatura estiva. Fra le numerose ville antiche immerse nella campagna nota in tutto il Parmense è il Casino dei Boschi, al centro di un'ampia tenuta sulla collina fra Sala e Collecchio. Il parco fu tracciato e sistemato da Antonio Linhart e Carlo Barvitius; i visitatori ed i cronisti del tempo ce lo descrivono come una visione quasi irreale: viali, radure, piccoli laghi nel bosco (di cui uno con isola centrale di salici piangenti e vivaio di piante esotiche sulle rive), aiuole, piccoli pascoli popolati da capre del Tibet, mucche tirolesi, caprioli, daini e fagiani. Sebbene in cattivo stato la villa (di proprietà dei principi Carrega di Luce-dio dal 1881) non presenta oggi sostanziali differenze rispetto a quando fu abitata da Maria Luigia.



E' costituita da un corpo centrale rettangolare a tre piani, la facciata presenta un frontone recante lo stemma ducale ed un protiro a tre fornici con terrazza sovrastante. Sul retro è una lunga ala di servizio detta la "Prolunga", ad un solo piano e interamente porticata (le colonne provengono dal parco di Colorno), con un piccolo edificio centrale adibito in origine a teatrino. L'interno conserva ancora alcuni locali del settecentesco Casino di Maria Amalia: l'ex portico a tre campate, fittamente decorate con stucchi raffiguranti ogni sorta di conchiglie da Fortunato Rusca e Pietro de Lama. Gli affreschi eseguiti in occasione dei lavori del 1727 nella Sala dell'Apoteosi, dove viene celebrata la gloria di casa Farnese in un dipinto allegorico nel quale compaiono figure mitologiche simboleggianti la Ragione, le Arti, la Poesia, le Virtù ed il Lavoro. A lato della rocca, si affaccia sulla piazza il piccolo Oratorio dell'Assunta, fatto erigere nel 1799. L'edificio originario fu fatto costruire nel 1789 su progetto dell'architetto Ennemondo Alessandro Petitot dalla duchessa Maria Amalia, consorte del duca Ferdinando di Borbone, su di un preesistente modesto chdles di caccia situato nella riserva ducale già proprietà dei Farnese. Villa e terreno circostante furono acquistati nel 1819 da Maria Luigia che, a sua volta, fece ampliare un salotto rivestito a boiserie in puro stile Luigi XVI. Poco distante e strettamente connessa anche storicamente al Casino dei Boschi è la Villa del Ferlaro che Maria Luigia fece costruire per i propri figli sul preesistente Casinetto Fedolfi dall'architetto Paolo Gazzola fra il 1828 ed il 1831. Nell'edificio - in stile tardo-impero e su due piani -' le facciate nord e sud sono differenziate: la prima è arricchita da un lungo porticato, la seconda è più semplicemente scandita da lesene ed archi semiaggettanti. Sulla sinistra un porticato asimmetrico ad un piano, riecheggiante la "Prolunga" del Casino dei Boschi, termina in una cappella. Note per la piacevole configurazione naturale, le frazioni del comune, Maiàtico, Castellaro, Talignano e San Vitale, offrono anche aspetti di importanza storico-artistica. San Vitale è un piccolo centro sulla sinistra del Baganza, singolare per la dignità architettonica che lo contraddistingue. Spiccano i resti del Castello quattrocentesco, con parte del mastio centrale e di un corpo laterale ancora merlato, ed una costruzione adiacente coeva detta Casa dell'Opera. Notevole anche il settecentesco Oratorio dei SS. Filippo e Giacomo, a pianta ottagonale absidata (1717 circa). Degna di nota è pure la Villa Carpintero, in stile neoclassico, eretta nel XVIII secolo e ampliata all'inizio del XIX. Fra Sala e San Vitale, a Castellaro, in un boschetto di castagni, sorge il delizioso Oratorio della Beata Vergine di cui si hanno notizie già nel 1230 e che fu ricostruito nel 1716: conserva all'interno, ad aula absidata, un affresco incorniciato raffigurante la Madonna col Bambino, attribuito all'abate Peroni Nella valletta sottostante, chiamata Rio delle Ginestre, si distende il cosiddetto "acquedotto romano", da alcuni ritenuto opera dei Sanvitale risalente al Quattrocento, da altri semplicemente una rovina classica reinventata nel Settecento. Sull'asse di raccordo alla Statale Romea Vicofertile-Collecchio-Fornovo si trova Talignano, con la piccola Pieve romanica collocabile nel XII-XIII secolo e dedicata a S. Biagio. Ricostruita in molte parti durante il restauro del 1934, presenta ancora la struttura originaria nell'abside, nel campanile e nella parte inferiore della facciata dove, sopra il portale, si può ammirare una lunetta con la Psicostasi (S. Michele che pesa le anime sottraendole ai demoni), forse della stessa mano dello scultore post-antelamico attivo nelle pievi di Fornovo e Bardone (XII secolo). Nella navata, forse ampliata nel Quattrocento, in controfacciata, è visibile una Madonna col Bambino ed i SS. Apollonia, Carlo Borromeo e Caterina d'Alessandria (metà del Seicento), nel presbiterio si trova una Addolorata del Borghesi (1835-'41) e nella cappella ricavata alla base del campanile un affresco tardo-quattrocentesco con La Madonna, il Bambino, un Santo Vescovo e S. Antonio Abate.

 

Homepage

Copyright 2000 ©Comm&Crea