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costituita da un corpo centrale rettangolare a tre piani, la facciata
presenta un frontone recante lo stemma ducale ed un protiro a tre fornici
con terrazza sovrastante. Sul retro è una lunga ala di servizio detta
la "Prolunga", ad un solo piano e interamente porticata (le colonne provengono
dal parco di Colorno), con un piccolo edificio centrale adibito in origine
a teatrino. L'interno conserva ancora alcuni locali del settecentesco
Casino di Maria Amalia: l'ex portico a tre campate, fittamente decorate
con stucchi raffiguranti ogni sorta di conchiglie da Fortunato Rusca e
Pietro de Lama. Gli affreschi eseguiti in occasione dei lavori del 1727
nella Sala dell'Apoteosi, dove viene celebrata la gloria di casa Farnese
in un dipinto allegorico nel quale compaiono figure mitologiche simboleggianti
la Ragione, le Arti, la Poesia, le Virtù ed il Lavoro. A lato della rocca,
si affaccia sulla piazza il piccolo Oratorio dell'Assunta, fatto erigere
nel 1799. L'edificio originario fu fatto costruire nel 1789 su progetto
dell'architetto Ennemondo Alessandro Petitot dalla duchessa Maria Amalia,
consorte del duca Ferdinando di Borbone, su di un preesistente modesto
chdles di caccia situato nella riserva ducale già proprietà dei Farnese.
Villa e terreno circostante furono acquistati nel 1819 da Maria Luigia
che, a sua volta, fece ampliare un salotto rivestito a boiserie in puro
stile Luigi XVI. Poco distante e strettamente connessa anche storicamente
al Casino dei Boschi è la Villa del Ferlaro che Maria Luigia fece costruire
per i propri figli sul preesistente Casinetto Fedolfi dall'architetto
Paolo Gazzola fra il 1828 ed il 1831. Nell'edificio - in stile tardo-impero
e su due piani -' le facciate nord e sud sono differenziate: la prima
è arricchita da un lungo porticato, la seconda è più semplicemente scandita
da lesene ed archi semiaggettanti. Sulla sinistra un porticato asimmetrico
ad un piano, riecheggiante la "Prolunga" del Casino dei Boschi, termina
in una cappella. Note per la piacevole configurazione naturale, le frazioni
del comune, Maiàtico, Castellaro, Talignano e San Vitale, offrono anche
aspetti di importanza storico-artistica. San Vitale è un piccolo centro
sulla sinistra del Baganza, singolare per la dignità architettonica che
lo contraddistingue. Spiccano i resti del Castello quattrocentesco, con
parte del mastio centrale e di un corpo laterale ancora merlato, ed una
costruzione adiacente coeva detta Casa dell'Opera. Notevole anche il settecentesco
Oratorio dei SS. Filippo e Giacomo, a pianta ottagonale absidata (1717
circa). Degna di nota è pure la Villa Carpintero, in stile neoclassico,
eretta nel XVIII secolo e ampliata all'inizio del XIX. Fra Sala e San
Vitale, a Castellaro, in un boschetto di castagni, sorge il delizioso
Oratorio della Beata Vergine di cui si hanno notizie già nel 1230 e che
fu ricostruito nel 1716: conserva all'interno, ad aula absidata, un affresco
incorniciato raffigurante la Madonna col Bambino, attribuito all'abate
Peroni Nella valletta sottostante, chiamata Rio delle Ginestre, si distende
il cosiddetto "acquedotto romano", da alcuni ritenuto opera dei Sanvitale
risalente al Quattrocento, da altri semplicemente una rovina classica
reinventata nel Settecento. Sull'asse di raccordo alla Statale Romea Vicofertile-Collecchio-Fornovo
si trova Talignano, con la piccola Pieve romanica collocabile nel XII-XIII
secolo e dedicata a S. Biagio. Ricostruita in molte parti durante il restauro
del 1934, presenta ancora la struttura originaria nell'abside, nel campanile
e nella parte inferiore della facciata dove, sopra il portale, si può
ammirare una lunetta con la Psicostasi (S. Michele che pesa le anime sottraendole
ai demoni), forse della stessa mano dello scultore post-antelamico attivo
nelle pievi di Fornovo e Bardone (XII secolo). Nella navata, forse ampliata
nel Quattrocento, in controfacciata, è visibile una Madonna col Bambino
ed i SS. Apollonia, Carlo Borromeo e Caterina d'Alessandria (metà del
Seicento), nel presbiterio si trova una Addolorata del Borghesi (1835-'41)
e nella cappella ricavata alla base del campanile un affresco tardo-quattrocentesco
con La Madonna, il Bambino, un Santo Vescovo e S. Antonio Abate. |