Arte, Cultura e Storia


Il grandioso albergo, progettato dall'architetto milanese Broggi, con pianta a "C", si eleva su quattro piani.
L'elegante atrio d'ingresso con porta girevole in legno e cristallo introduce al suggestivo e regale Salone Moresco caratterizzato da una grande cupola centrale, i cui vetri giallo-oro rifrangono una morbida luce che crea un'atmosfera quasi magica. I soffitti arabescati producono l'effetto di una preziosa stoffa orientale e i dipinti delle pareti, con cascate di fiori e uccelli esotici, ripropongono l'ambiente dei fiabeschi giardini d'Oriente.
Dal salone si passa direttamente nel loggiato che immette nel grande parco, oggi purtroppo in completo stato di abbandono, degradato da usi impropri e dalla costruzione di due campi da tennis. Da qui si può accedere alla Taverna Rossa, caratterizzata da una fuga prospettica di archi, dove il maestro decoratore fiorentino Galileo Chini - arredandola con mobili in legno rosso laccato e decorandone le pareti con piante di loto, pavoni, pesci e meduse -ripropone lo stesso ambiente sontuoso del Salone Moresco o Regale.
Il GrandHòtel era frequentato dalla migliore aristocrazia europea, che vi veniva attirata dalla presenza della regina Margherita, abituale ospite. Sempre al piano terreno, nell'ala sinistra, si trova il Salone delle Cariatidi, con soffitto a volta affrescato anch'esso dal Chini, capace di trecento persone e con annessa una grande cucina.
Occorre precisare che l'albergo, impostosi subito per la grandiosità degli ambienti, la qualità del servizio e l'utilizzazione delle più avanzate tecnologie, era stato decorato in un primo tempo da Alessandro Mazzucotelli e Gottardo Valentini, che avevano proposto la novità dello stile Lìberty.
Le decorazioni, eleganti e sobrie, furono successivamente del tutto sostituite da quelle di Galileo Chini, che preferì conferire agli ambienti un aspetto decisamente "orientale". Dell'opera di Mazzucotelli rimangono tracce dell'intonaco esterno, ormai quasi del tutto sgretolato, e la pensilina in ferro battuto, considerata assieme alla ringhiera in ferro uno dei primi esempi di Libery presenti a Salsomaggiore. Attualmente l'ex Grand-Hòtel des Thermes è diventato Palazzo dei Congressi ed è di proprietà comunale.

Degne di menzione sono alcune sale con volte a vela ed una coI soffitto a cassettoni del XVI secolo, La Pieve di S. Giovanni, in stile romanico, citata per la prima volta in un documento del 1230, ha un internoa tre navate, suddivise da tre arcate sorrette da pilastri in pietra. Vi si conservano alcuni affreschi quattrocenteschi e un S. Giovanni Battista di Luigi Vigatti (1840) donato alla chiesa da Maria Luigia. L'antica canonica mostra un interessante portale sormontato da un emblema araldico e da due fregi.
Il Castello di Scipione fu costruito sulla sommità di una collina prima del 1025. Secondo alcune fonti sarebbe addirittura sorto sulle rovine della villa di Gneo Scipione, zio del vincitore di Cartagine. Il fortilizio, per lungo tempo in lotta con il vicino Castello di Vigoleno, appartenne ai Pallavicino. Distrutto dai guelfi nel 1269, fu nuovamente ricostruito.
Del maniero non restano che una torre rotonda, delle solide cortine murarie, un cortile ed un loggiato seicenteschi ed alcune sale decorate nei secoli XVI e XVII. Degno di menzione è un pregevole soffitto a cassettoni intagliati con lo stemma dei Pallavicino (seconda metà del Quattrocento). Dell'antica chiesa resta sulla piazzetta solo il campanile. L'attuale Chiesa di S. Silvestro, risalente al XVIII secolo, era sicuramente un tempo la cappella del castello.
All'interno, nella parete di fondo, è un S. Silvestro Papa di Giovanni Tebaldi (1847) donato anch'esso da Maria Luigia.
Poco lontano da Scipione è San Nicomede, luogo chiamato un tempo Fontana bròccola dal pozzo che sì trova nella cripta della chiesa, così ricco d'acqua da ricordare una brocca colma fino all'orlo. Il toponimo di San Nicomede è prevalso in tempi abbastanza recenti. Tale località è degna di menzione essenzialmente per la sua Chiesa, fondata sul finire del IX secolo per accogliere le reliquie di S. Nicomede. E la più antica chiesa dedicata a questo martire dell'Italia Settentrionale e va probabilmente considerata come il principale centro di irradiazione del suo culto. Quest'ultimo è legato alla sorgente che dette l'antico nome al luogo e al pozzo retto da due colonnette di epoca romana situato nella cripta della chiesa. Nella tradizione popolare l'acqua, elemento considerato purificatore e rigeneratore, che scaturisce dal pozzo di S. Nicomede ha poteri taumaturgici, particolarmente contro il mal di capo.
Poco lontano da qui scorre il torrente Stirone, interessante specialmente nel tratto vicino a San Nicomede per un ricco giacimento di fossili e per la particolare stratificazione del suolo costituito da resti organogeni.
Gli strati delle "cascate di S. Nicomede" (per cascate si intende un complesso di strati cementati) rappresentano un'antica spiaggia risalente a circa due milioni di anni fa. Per l'importanza che questa zona riveste in campo geologico, recentemente è stato istituito il Parco dello Stirone.

Copyright 2000 ©Comm&Crea