| Era il Quattrocento, quando Pier Maria Rossi, famoso condottiero parmense, attese alla costruzione della rocca e del paese, basandosi anche, pare, sul trattato di architettura del Filarete. La struttura ordinata e precisa rivela l'origine del borgo, urbanisticamente concepito come tale, che con i suoi assi preordinati, contrasta con i borghi sorti invece spontaneamente. L'area, preservata dalle mura fino alla demolizione cinquecentesca, corrisponde al rettangolo compreso a sud dalla via XX Settembre, a nord dalla via 25 Aprile, mentre lateralmente è delimitato dalla via del Monte Frumentario e dal Borgo della Rete. La parte verso il castello, con tutto il settore occidentale del paese, appartiene, nell'impianto, alla seconda metà del Cinquecento, ovvero all'epoca del dominio di Troilo lI Rossi, feudatario dal 1547 al 1591. La parte originaria del borgo è quindi tagliata in senso trasversale dalla via porticata che costituisce il centro commerciale della città. La successiva espansione del paese ha seguito questo nuovo tracciato, che è divenuto, oltre che asse principale, anche cardine per l'aggregazione di nuovi isolati. L'estensione sei-settecentesca si è infatti concentrata lungo questo asse, nella zona settentrionale. lì borgo, dopo la demolizione delle mura ed il livellamento delle fosse ordinati dal duca Ottavio Farnese nel 1557, poteva espandersi liberamente al di fuori degli antichi tracciati. La via principale è attraversata, all'altezza della chiesa, dalla via Roma che conduce al castello. Tale via costituiva l'asse londamentale del borgo quattro-cinquecentesco. I portici che la delimitano, nel tratto compreso fra la piazza Mazzini e il Borgo della Prevostura, tutti posteriori al XV secolo. I primi documenti riguardanti San Secondo risalgono al IX secolo e lo descrivono come un luogo paludoso. A costituire il borgo concorrevano una torre e alcune case di proprietà del Capitolo dei Canonici di Parma. Successivamente la contessa Matilde di Canossa riuscì ad ottenere una parte del luogo, ma nel 1163 i Canonici di Parma ritornarono ad essere gli unici proprietari del territorio. |
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| Nel XIII secolo il luogo fu sottoposto prima al controllo di Oberto Pallavicino, poi del comune di Parma, finché, nel 1365, entrava a far parte del dominio dei Rossi, potente famiglia parmense che, dopo averlo eletto come propria residenza principale, vi rimase, a parte brevi intervalli, fino ai primi dell'Ottocento. A memoria della potente dinastia dei Rossi si erge il Castello, preceduto da un vasto piazzale alberato, che viene utilizzato nelle fiere e nelle ricorrenze civiche. La rocca, oggi sede del comune, che l'ha acquistata nel 1916 promuovendone il restauro, ha subito, nel corso dei secoli, numerose ristrutturazioni, che ne rendono ardua l'esatta ricostruzione. lì primitivo edificio e le posteriori decisive modifiche da esso subite sono stati oggetto in questi ultimi decenni di uno studio del Pellegri. Un'idea del primo castello, chiamato di S. Caterina, è desumibile dal famoso affresco che Benedetto Bembo, pittore bresciano attivo verso la metà del Quattrocento, esegui nella Camera d'Oro del Castello di Torrechiara (Langhirano). Poiché nell'affresco, compiuto nel 1463, il castello appare completo, se ne è ipotizzata la costruzione intorno agli anni Cinquanta. Dall 'affresco si ricava l'esistenza di ponti levatoi su un largo fossato, di una doppia cinta muraria, di quattro torri angolari e dì una torre centrale. Della costruzione di questo periodo sopravvivono l'alto mastio, che è stato tuttavia profondamente ristrutturato, l'avancorpo a merli ghibellini, il cammino di ronda a merli guelfi e il fianco nel quale si aprono monofore archiacute con decorazioni in cotto, databili alla prima metà del Quattrocento. Oltre all'immagine bembesca, una descrizione del Rustici rende note le antiche dimensioni del castello "grande e magnifico con tutte le sue mura da basso a cima, grosso di ventiquattro piedi, massiccio con quattro baluardi, difesi dalle sue mezze lune, con un mastio nel mezzo grosso 36 piedi". |
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| Nel corso del Cinquecento, per opera rispettivamente di Troilo I, Pier Maria Il e Troilo lì, la rocca venne trasformata in dimora rinascimentale. In una pianta prospettica del 1572, conservata alla Biblioteca Palatina di Parma, il castello non presenta più le torri minori e il ponte levatoio; inoltre le torri rimaste sono prive di merlatura e sul lato nord è stato aggiunto il salone decorato con le gesta rossiane. A Troilo I (1502-1521) si devono le decorazioni a fresco degli ambienti del quartiere di mezzogiorno: la scala nobile, la loggetta del cortile d'onore, la Sala della Cena, la Sala del Lupo, la Sala degli stucchi e quella dell'Asino di Apuleio. Sotto Troilo XI (1547-1591) la rocca subì le più importanti trasformazioni. Tali affreschi sono stati attribuiti da Ghidiglia Quintavalle al bolognese Girolamo Mirola e a Giacomo Zanguidi detto il Bertoja, ispiratore del progetto più che vero e proprio esecutore. Gli affreschi delle altre sale sono stati ascritti, per lo più, al Malosso (1555-1619) e al Baglione (1537-1590). A due chilometri da San Secondo, verso occidente, completamente isolata fra i campi, sorge la Chiesa di S. Genesio. E ricordata per la prima volta, insieme al "lacum Sancti Secundi", nel ca pieve sono invece state portate alla luce da recenti scavi. L'agricoltura costituisce da sempre la fonte primaria del reddito locale. Il 40% del terreno agricolo è coltivato a foraggio, il 20% a barbabietole, il 10% a pomodori, mentre il restante viene usato per la rotazione delle colture cerealicole. Andata perduta la rigogliosa boscaglia, si è fortunatamente conservato l'Oratorio della Beata Vergine del Serraglio, eretto nel 1685-' 87 su progetto di Ferdinando Galli detto il Bibiena. Si tratta di un edificio di modeste dimensioni, che s'imposta su una pianta a croce greca. L'esterno, in muratura a vista, è molto semplice; dai sobri muri perimetrali si innalza, all'incrocio dei bracci, una cupola sormontata da una lanterna. |
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| AII'interno, le decorazioni a fresco delle pareti - finti colonnati in prospettiva e scene del Nuovo Testamento - sono state eseguite dal Bibiena, che si è avvalso di toni cromatici molto chiari, mentre i dipinti della cupola, con gli angeli musicanti, della volta, con l'Ascensione di Maria Vergine, e dei pennacchi, con le Scene della Vita di Maria, sono stati eseguiti da Sebastiano Ricci, che ha fatto uso di arditi scorci e rapide pennellate nei toni dominanti del rosso cupo e del color sabbia. Di minor interesse è la Chiesa parrocchiale che, posta all'incrocio delle vie principali del paese. Nel 1016, secondo la trascrizione di un documento non più rintracciato, la chiesa fu restaurata. In una pergamena del 1084 è indicata come chiesa plebana, cioè dotata di fonte battesimale e con funzione di chiesa madre rispetto alle altre limitrofe, denominate cappelle. Dai documenti conosciuti la chiesa appare assai importante: possedeva vasti territori e, ancora nel 1230, corrispondeva al Capitolo di Parma decime più elevate del Duomo di Fidenza. La decadenza iniziò nel 1361, quando i Canonici della Cattedrale cedettero il feudo di San Secondo per pagare i debiti contratti con Bernardo Rossi. La pieve è a tre navate che terminano in absidi articolate da lesene. Nel 1787 l'edificio venne ridimensionato mediante l'abbattimento delle prime tre campate, cui fece seguito l'arretramento della nuova facciata. La tecnica muraria, la tipologia delle lesene e delle monofore permettono di datare 1 'edificio all'XI secolo. |