LA STORIA DI PARMA

 
La presenza dell'uomo preistorico nel Parmense è documentata, in modo esplicito, dal Quaternario medio, all'epoca della penultima glaciazione (circa 200.000 anni fa). Le tracce preistoriche più significative nell'area urbana di Parma testimoniano la cultura terramaricola, rappresentativa dell'età del Bronzo medio o recente. Un villaggio preistorico di Parma è stato individuato mediante scavi eseguiti nel 1864 e ripresi nel 1903, in una zona a nord dell'attuale via della Repubblica, a ponente di Borgo Vabrio, a nord di via Dalmazia (già Borgo degli Stallatici) e una necropoli a cremazione collegata a questo abitato doveva esistere sul luogo dell'attuale piazzale della Macina. Siamo nel 1500-1200 a.C. Il popolo al quale si deve l'insediamento più antico della città è, secondo gli storici latini, quello dei Tirreni, un termine che riassume probabilmente una complessa situazione di mutamenti di culture e di scambi di conoscenze e di usi, che divenne certo più significativo con la penetrazio-ne etrusca, dal VII secolo, nella Valle Padana e con la creazione della base commerciale recentemente ritrovata nei pressi di Mantova. Meglio nota la conquista del territorio padano da parte dei Galli Boi (IV secolo a.C.), una popolazione di razza celtica. Nel Parmense si insediò la tribù degli Anari. Essi probabilmente utilizzarono, pur rifiutando il concetto stesso di città, una sistemazione urbanistica precedente, della quale sembra di ritrovare traccia nei recenti scavi condotti presso la Chiesa della SS. Annunziata, in via D'Azeglio, e nell'area del Teatro Regio, su un luogo di culto per le divinità delle acque. La penetrazione romana si diffonde, non senza difficoltà, nella valle del Po da Rimini, fondata nel 268 a.C. Nel 223 a.C. gli Anari di Parma fecero una pace separata con i Romani e concessero alle truppe del console Caio Flaminio il passaggio sul loro territorio per portare la guerra agli Insubri, che occupavano l'attuale Lombardia. Lo stesso console promosse nel 220 a.C. la creazione della via Flaminia che collegava Rimini con Roma, dando così un ulteriore impulso alla conquista dell'Italia Settentrionale.







Nel 570 Parma cade sotto l'irrefrenabile avanzata dei Longobardi. Vent'anni dopo il duca longobardo di Parma, con quelli di Reggio e di Piacenza, si sottomette all'esarca di Ravenna Romano, che riconquista Mantova e Modena, ma, verso la fine del secolo, la città è di nuovo longobarda. Dal 603 retta da un gastaldo di nomina regia, divenne territorio dipendente direttamente dal re. Numerosi sono i documenti di età longobarda sul problema della definizione dei confini tra Parma e Piacenza. Con la creazione dell'impero carolingio l'amministrazione dei territori viene demandata ai conti. Un documento dell'835 cita come conte di Parma Adalgiso della famiglia dei Supponidi. A questa famiglia, con diritto ereditario, succede la Bernardinga, alla cui estinzione, all'inizio del Mil-le, il potere passa al vescovo, che nel 1027 da Corrado II viene parificato ai conti palatini. La Chiesa di Parma raggiunse l'apice del proprio potere con il vescovo Cadalo (1048-1072), eletto papa dal partito filoimperiale con il nome di Onorio II, nel 1061. Gli fu opposto Alessandro II, Anselmo da Lucca. Nel 1106, con l'elezione a vescovo di Bernardo degli Uberti, Parma passava alle file antiimperiali guidate da Matilde di Canossa, non senza aver superato duri contrasti. Le famiglie locali, nel lungo periodo di travaglio, che vede trasformarsi i comuni da organismi pluralistici a signorie personali e che crea lo stato a dimensione provinciale e regionale, non riescono, per l'equilibrio di forze e per altri eventi, a consolidare un proprio stabile potere sulla città. Così Parma, quale territorio periferico, va a far parte del potente ducato di Milano fino al 1499, nonostante un'apparente e breve stagione di au-tonomia tra la morte di Filippo Maria Visconti (1447) e la conquista del-la città da parte di Francesco Sforza (1449). Con la caduta di Ludovico il Moro (1499), sconfitto dai Francesi, Parma viene governata da Luigi Trivulzio in nome del re di Francia Luigi XII. Nel 1512 i Francesi, dopo la battaglia di Ravenna, abbandonano l'Italia e papa Giulio II, reclamando il possesso di Parma allo Stato della Chiesa, la fa occupare militarmente.
Nel 218 a.C.. in pieno territorio celtico, vengono fondate le colonie latine di Cremona e Piacenza. La costruzione della via Aurelia, che collegava Piacenza con Rimini (187 a.C.), fu fondamentale per la definitiva penetrazione romana nel territorio di Parma. La città venne fondata nel 183 a.C. contemporaneamente a Modena, come colonia romana, con la deduzione di duemila famiglie. La centuriazione nel Parmense seguì un orientamento predeterminato dall'esistenza della via Emilia, che costituì il decumano massimo della città (attuali via della Repubblica e via Mazzini). In età repubblicana sono attestati diversi episodi di solidarietà fra Parma e il partito democratico. Avendo sostenuto Bruto, uccisore di Cesare (tra i congiurati figurava anche il poeta Cassio Parmense, celebrato come artista da Orazio), la città fu distrutta dalle truppe di Antonio. Augusto ricostruì la città, che in epoca imperiale raggiunse il suo massimo splendore. L'antico foro corrispondeva in parte all'attuale piazza Garibaldi (ampliata verso la fine del XIII secolo e agli inizi del successivo), mentre il cardo massimo rispondeva a via Cavour e, in parte, alla prosecuzione di via Farini, che non afferiva alla piazza nella posizione attuale, ma sotto l'arco medioevale del municipio e proseguiva in quella direzione. La città imperiale si aggregò anche le zone già edificate in età repubblicana, dove probabilmente risiedeva il ceto artigiano e mercantile, come dimostrano i ritrovamenti di abbondanti depositi di anfore in borgo Regale, borgo della Posta, borgo Bicchierai. In questi stessi quartieri popolari sono state trovate tracce di culti orientali (di Afrodite di Afrodisio) e qui probabilmente il nascente cristianesimo fece i suoi primi adepti. La zona residenziale doveva trovarsi a nord del cardine massimo tra la Strada Cavour e la Parma. Sempre in età augustea furono costruiti il ponte, i cui resti sono ancora visibili nel sottopassaggio di via Mazzini, e le terme, che sembra siano state rintracciate dagli archeologi del secolo scorso sotto il palazzo dell'Università. Il teatro sorgeva presso la Chiesa di S. Ulderico e l'anfiteatro si trovava nell'area attualmente occupata in parte dal Collegio Maria Luigia, in un palazzo che a lungo fu detto appunto dell'Arena. Verso il IV secolo d.C. la città si cinge di mura e al 337 d.C. data la crisi demografica e dell'agricoltura; la città venne rinvigorita dall'invio della tribù barbara dei Taifali, popolazione della Tracia, insediata dall'imperatore Graziano. I traffici ed i commerci vengono però inaridendosi sempre più; chi possiede denaro tende a tesaurizzarlo invece che ad investirlo, come hanno dimostrato i ritrovamenti di nascondigli di monete e preziosi, ora conservati al Museo Nazionale di Antichità. Le invasioni barbariche trovano un centro prostrato, come altri dell'Emilia, per cui nel 387 S. Ambrogio scriveva che gli antichi fiorenti municipi della via Emilia, da Piacenza a Bologna, erano quali "cadaveri di città semidistrutte''. Con Teodorico (493-526), Parma, come il resto del territorio dell'Italia annonaria, conobbe un periodo di relativa tranquillità e vide un tentativo di restaurare l'antica socialità. La guerra tra i Bizantini e i Goti (535-553) ebbe gravi e luttuose conseguenze per tutta l'Italia e quindi per Parma, anche se essa venne ribattezzata, sotto la dominazione bizantina (552-568), Crisopoli, città d'oro, forse perché in essa, come alcuni presumono, aveva sede l'erario militare. Nel 552 Alemanni e Franchi riuscirono, per un breve periodo ad occupare la città. In questi anni "la palude non gradita alla vista, nè comoda per il bestiame", di cui parla Atalarico in una lettera ai Parmigiani, diventa parte integrante del paesaggio pada-no e lo rimarrà a lungo.
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Nel 1515 la città ritorna al ducato sforzesco di Milano, ricreato dai Francesi, che l'abbandonano definitivamente nel 1521 dopo un assedio. Governatore pontificio è Francesco Guicciardini. NeI 1534 il cardinale Alessandro Farnese, vescovo di Parma dal 1507, diviene papa, con il nome di Paolo III, e riprendendo un progetto inattuato di Leone X, crea un nuovo ducato. Nasce così lo Stato farnesiano di Parma e Piacenza retto da Pierluigi Farnese, figlio del pontefice. Inizia così il periodo fastoso della dominazione dei Farnese, che furono, nel XVI secolo, una delle più importanti famiglie a livello europeo, non solo grazie all'abilità politica di Paolo III (artefice del concilio ecumenico noto come Concilio di Trento), ma anche per Margherita d'Austria, moglie del duca Ottavio Farnese e governatrice delle Fiandre, per il cardinale Alessandro, fratello del duca, grande elettore di papi e splendido mecenate, per il duca Alessandro Farnese (1545-1593), che fu acclamato come il più grande generale del suo secolo e riconquistò parte delle Fiandre al potere spagnolo. Il duca Francesco Farnese (1676-1727) riesce a far sposare Elisabetta, figlia di suo fratello Odoardo e di Dorotea Sofia di Neuburg, al re di Spagna Filippo V di Borbone, grazie all'abilità diplomatica del cardinale Giulio Albe-roni, piacentino. Nel 1718 il Trattato di Londra, detto anche "Quadruplice Alleanza", stabilisce il passaggio del ducato ai Borbone di Spagna, discendenti di Elisa-betta, qualora la casa farnesiana si estingua per mancanza di eredi. Così, nel 1731, alla morte del duca Antonio, Parma passa all'infante di Spagna Don Carlos, che, nel 1734, si trasferisce a Napoli per succedere a quel trono, portando con sé le splendide collezioni farnesiane di oggetti d'arte e lasciando spogli i palazzi parmigiani. Dal 1734 al 1748, con soluzioni di continuità, Parma è governata dagli Austriaci, che, in seguito alla Pace di Aquisgrana, la cedono con Piacenza e Guastalla a don Filippo di Borbone, altro figlio di Elisabetta Farnese e marito di Luisa Elisabetta, figlia di Luigi XV di Francia. Inizia così un'epoca di splendore e di rinascita. Anni di pace e di ricostruzione, durante i quali i rapporti tra la città e la cultura francese si fanno molto intensi e profondi, lasciando tracce durature. Il momento più splendido è quello del governo del riformista Guglielmo Du Tillot, seguace dell'Illuminismo, primo ministro dal 1759 al 1771. Nel 1768 i Gesuiti vengono espulsi dal ducato, il Tribunale dell'Inquisizione e diversi ordini monastici sono soppressi. A Don Filippo succede, nel 1765, nonostante non abbia che quattordici anni, Don Ferdinando di Borbone che governerà fino al 1802. Dopo la caduta di Napoleone, viene concessa col Trattato di Fontainebleau e col Congresso di Vienna a Maria Luigia d'Austria, moglie di Napoleone. L'arciduchessa giunge nel suo nuovo stato nel 1816. Nonostante i moti del 1831, che portarono alla costituzione di un governo provvisorio, la nuova sovrana riuscì ad affascinare i Parmigiani, che ancora la ricordano e ne hanno mitizzato la figura. A Maria Luigia succede Carlo II di Borbone, che, nel 1844, aveva firma-to un accordo segreto con Francesco IV di Modena e il granduca di Toscana per cedere Guastalla all'Estense in cambio di alcuni comuni montani in Lunigiana. Con i moti del 1848 Parma è annessa al Regno Sardo. Il 14 aprile 1849 Carlo II abdica in favore del figlio Carlo III, entusiasta del modello prussiano, che cercherà di imporre a Parma. Il 26 marzo 1854 sarà ferito mortalmente dal sellaio Carra. La reggenza dello stato passa alla moglie Luisa Maria di Berry, che governerà in nome del minorenne Roberto fino al 9 giugno 1859, allorché Parma si ribella. Il 7 settembre viene votata plebiscitariamente l'annessione al regno di Vittorio Emanuele II.

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